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3월 25일 IntrattenimentoSe interessa a qualcuno continuo a fare il corso on-blog.... ok...!! Fatemi sapere
Scusate per la momentanea assenza!! Presto aggiornerò il blog!! ciao ciao 2월 21일 Corso di scacchiIl campo di battaglia:
La Scacchiera
...Il combattimento fra i due giocatori si svolge su un campo
ben definito: la scacchiera. La scacchiera è composta da 64 caselle, 32 bianche (o di un altro colore chiaro) e 32 nere (o di un altro colore scuro). Ogni lato è formato quindi da 8 caselle di colore alternato. Attenzione però : la scacchiera non può essere posizionata a caso, ma deve essere disposta in modo che per ognuno dei due giocatori la casella nell'angolo in basso a destra sia bianca. Le caselle della scacchiera possono poi essere raggruppate in modo logico. Ci sono otto colonne (linee verticali, rispetto ai
giocatori) composte da otto caselle di colore alternato, otto traverse (linee orizzontali), sempre composte da otto caselle; e le diagonali. Una diagonale è una serie allineata di caselle (da un minimo di due a un massimo di otto) tutte dello stesso colore che si toccano per un vertice. La scacchiera viene poi divisa in due parti, "tagliandola" verticalmente nel mezzo. Il bianco chiamerà la parte che sta alla sua sinistra "ala di donna", quella alla destra "ala di re". Infine, ci si riferisce alle quattro caselle (due scure, due
chiare) che si trovano al centro della scacchiera con il termine "centro". Non pensate che queste definizioni siano fini a se stesse! Le userete spesso nel prepare i piani di battaglia, quando sarete diventati più abili. La notazione
...La nostra scacchiera è ancora priva di pezzi, ma già abbiamo
bisogno di un metodo, un sistema, per identificare le singole caselle con precisione. Il sistema ormai universalmente accettato è quello algebrico: le righe sono identificate con un numero (da "1" a "8") e le colonne con una lettera (da "a" a "h"). Per convenzione, si fa riferimento alla posizione del giocatore che ha i pezzi bianchi (nei diagrammi la scacchiera appare come vista dalla parte del Bianco). La prima traversa (per intenderci: quella nella parte
inferiore dei diagrammi) è quindi identificata dal numero 1; la traversa all'estremità opposta, la più vicina al giocatore che ha i pezzi neri, dal numero 8. La singola casella viene identificata dall'incrocio fra una colonna e una traversa, così come si fa nella battaglia navale. Abbiamo detto in precedenza che la casella in basso a destra deve essere bianca: ora possiamo dire che questa casella si chiama "h1". La corrispondente casella per il giocatore nero è "a8", ed è anch'essa di colore bianco. Provate a verificare: la casella c7 è nera e5 è nera f1 è bianca g7 è nera b1 è bianca c6 è bianca. Ancora una volta, non pensate che questo sistema di notazione non sia usato! Al momento vi converrà usare una scacchiera con le lettere delle colonne e i numeri delle traverse indicati (o aggiungerle voi, se mancano), ma in futuro riuscirete a farne a meno, ricordando subito se una casella è bianca e nera. I pezzi
...E' finalmente arrivato il momento di sistemare i pezzi sulle
loro caselle di partenza. In realtà , si dovrebbe parlare di 8 pezzi e di 8 pedine (chiamati "pedoni"), ma per il momento eviteremo di essere troppo pignoli sulla questione. Dunque, prendete la scacchiera, sistematela nel modo giusto (casella in basso a destra: bianca!) e tenete a portata di mano la scatola contenente i pezzi. Supponete di avere i pezzi bianchi. Ogni giocatore è al comando di 16 "unità di combattimento" di un colore, e la partita inizia da una ben precisa posizione di partenza. Prendiamo gli otto pedoni bianchi e gli otto pedoni neri (sono le pedine di dimensione minore) e sistemiamole sulla seconda traversa di ogni giocatore. Quindi: otto pedoni bianchi sulla traversa "2" e otto pedoni neri sulla traversa "7".
(Bianco: pedoni in a2,b2,c2,d2,e2,f2,g2,h2; Nero:pedoni in 2월 4일 Scacchi - Le originiLe origini
degli scacchi si perdono nella notte dei tempi e nessuno può dire con assoluta certezza dove e quando furono inventati. Al proposito esistono varie teorie ma l'ipotesi più accreditata pone il luogo d'origine in India.
In particolare antichi poemi persiani descrivono, talvolta anche in dettaglio, un antico gioco da tavolo, lo Chatrang, che sembra avere notevoli tratti in comune con il moderno gioco degli scacchi. Questi stessi poemi (risalenti circa al VI-VII secolo d.C.) definiscono il gioco persiano del Chatrang come derivato da un gioco ancor più antico e di provenienza indiana, lo Chaturanga. Alcuni studiosi ritengono addirittura che lo Chaturanga derivi a sua volta da arcaici giochi cinesi, tuttavia dagli elementi finora raccolti sembra che lo Chaturanga sia il gioco che ha i maggiori diritti di fregiarsi del titolo di progenitore originale del moderno gioco degli scacchi, in quanto i giochi più antichi presentavano solo alcuni tratti in comune con esso. Ritrovamenti archeologici di antichi pezzi dello Chaturanga, sono avvenuti nel 1972 nell'Uzbekistan del Sud, presso la località di Afrasaib. Tali pezzi sono stati datati al 760 d.C. circa, grazie anche al concomitante ritrovamento di una moneta del 761 d.C. che si trovava assieme ai pezzi. Appare comunque quasi certo che le origini dello Chaturanga siano ben più antiche, forse addirittura al I o II secolo d.C. I pezzi di Afrasaib sono, infatti, finemente lavorati per l'epoca, quindi con grande probabilità risalgono ad un periodo storico in cui lo Chaturanga era già molto popolare.
In ogni caso la diffusione del nuovo gioco fu relativamente rapida, anche grazie ai mercanti ed ai carovanieri dell'epoca, ansiosi di portare nelle loro patrie ogni possibile novità. Con il trascorrere del tempo il nome e le regole dell'originale Chaturanga cambiarono in vari modi e secondo la regione di adozione. È così che nel Borneo il gioco venne denominato Chatur, nell'isola di Giava Chator e nella regione di Burma Chitareen. In Persia un po' alla volta cambiarono non solo il nome, prima Chatrang e poi Shatranj, ma progressivamente anche le regole, che pertanto a piccoli passi si stavano avvicinando a quelle moderne La leggenda di Sissa
C'era una volta un ricchissimo Principe indiano.
Le sue ricchezze erano tali che nulla gli mancava ed ogni suo desiderio poteva essere esaudito. Mancandogli però in tal modo proprio ciò che l'uomo comune spesso ha, ovvero la bramosia verso un desiderio inesaudibile, il Principe trascorreva le giornate nell'ozio e nella noia. Un giorno, stanco di tanta inerzia, annunciò a tutti che avrebbe donato qualunque cosa richiesta a colui che fosse riuscito a farlo divertire nuovamente. A corte si presentò uno stuolo di personaggi d'ogni genere, eruditi saggi e stravaganti fachiri, improbabili maghi e spericolati saltimbanchi, sfarzosi nobili e zotici plebei, ma nessuno riuscì a rallegrare l'annoiato Principe. Finchè si fece avanti un mercante, famoso per le sue invenzioni. Aprì una scatola, estrasse una tavola con disegnate alternatamente 64 caselle bianche e nere, vi appoggiò sopra 32 figure di legno variamente intagliate, e si rivolse al nobile reggente: "Vi porgo i miei omaggi, o potentissimo Signore, nonchè questo gioco di mia modesta invenzione. L'ho chiamato il gioco degli scacchi". Il Principe guardò perplesso il mercante e gli chiese spiegazioni sulle regole. Il mercante gliele mostrò, sconfiggendolo in una partita dimostrativa. Punto sull'orgoglio il Principe chiese la rivincita, perdendo nuovamente. Fu alla quarta sconfitta consecutiva che capì il genio del mercante, accorgendosi per giunta che non provava più noia ma un gran divertimento! Memore della sua promessa, chiese all'inventore di tale sublime gioco quale ricompensa desiderasse. Il mercante, con aria dimessa, chiese un chicco di grano per la prima casella della scacchiera, due chicchi per la seconda, quattro chicchi per la terza, e via a raddoppiare fino all'ultima casella. Stupito da tanta modestia, il Principe diede ordine affinchè la richiesta del mercante venisse subito esaudita. Gli scribi di corte si apprestarono a fare i conti, ma dopo qualche calcolo la meraviglia si stampò sui loro volti. Il risultato finale infatti era uguale alla quantità di grano ottenibile coltivando una superficie più grande della stessa Terra! Non potendo materialmente esaudire la richiesta dell'esoso mercante e non potendo neppure sottrarsi alla parola data, il Principe diede ordine di giustiziare immediatamente l'inventore degli scacchi. In effetti il numero di chicchi risultante è di 2^64-1 (due alla sessantaquattro meno uno), pari ad un numero esorbitante, cioè a 18.446.744.073.709.551.615. Questa leggenda era notissima durante il Medioevo con il nome di Duplicatio scacherii, tanto che vi appare un accenno anche nella Divina Commedia di Dante Alighieri, dove viene adoperata dal sommo poeta per dare un'idea al lettore del numero degli Angeli presenti nei cieli:
In realtà la leggenda è ancor più antica risalendo proprio al periodo delle origini del gioco. Dal gioco degli scacchi e dal numero degli angeli all’infinità di Dio e dei numeri 1월 30일 InformazionePer informazioni su tornei, regolamenti, consigli tecnici, siti e materiale scacchistico e tanto altro riguardante il magico mondo degli scacchi ...non esitate a contattarmi. Grazie Paolo
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